Quando ti senti affaticato e senti che inizi ad annaspare perché la situazione diventa troppo grande per te, aggiusti o osservi?
Una delle risposte più significative per me l’ho trovata una sera durante una delle attività della scuola di counseling.
Iniziavamo a fare esperienza dell’osservazione delle situazioni dolorose attraverso delle attività di arteterapia. Ricordo che quei lavori furono estremamente efficaci con me, tuttavia, in quei giorni scoprii questo dolore dentro di me, che si presentava proprio come un iceberg.
Per arrivare in fondo a questo malloppo emotivo scoprii che dovevo andare in profondità — tuttavia per scendere bisogna prepararsi.
Immagina di dover andare ad esplorare un iceberg senza nessun tipo di informazione. Ci sono molte cose da conoscere e sapere come affrontare — la temperatura, il respiro, come muoversi, la luce. Bisogna conoscere almeno le basi.
Da qualche parte però bisogna iniziare. Quindi almeno i piedi in acqua vanno messi.
Quella sera, durante l’intensivo della scuola di counseling, decisi di indossare il mio scafandro e fare la prima prova. Dovetti risalire più volte — più mi immergevo e più diventava doloroso.
Quando ci si tuffa la prima volta al mare, si percepisce l’acqua più fredda della seconda volta. Così fu per me. Iniziai ad abituarmi a sentire quel dolore, proprio come quando il corpo si ambienta alla temperatura dell’acqua.
Ad un certo punto mi accorsi che quel dolore non era contro di me. Mi stava dicendo qualcosa.
Fu in quel momento che capii di poter anche solo osservarlo senza sentirmi offeso dalla sua presenza — quindi vittima.
Una volta visto questo movimento della mente in stretta correlazione con il sentire che percepivo, ho compreso. Ero io stesso a dare quel significato doloroso a quella esperienza.
Forse fu una delle prime volte in cui feci esperienza di dare a un’emozione il proprio valore. Ero riuscito a integrare quel dolore — e non lo vedevo più come qualcosa di negativo.
Non significa che bisogna perseguire la via del dolore per crescere — questa è solo la mia esperienza.
Da allora so che posso attraversare ogni esperienza con quella consapevolezza. Non sentirmi il dolore, ma chi osserva quel dolore. Le esperienze dolorose si sono trasformate in momenti di esplorazione — attraverso di esse posso scoprire ogni volta un po’ di più della mia storia.
Certo, alcune volte è dura ricordarselo. Tuttavia, una volta che se ne fa esperienza, diventa parte del proprio vissuto — e quindi accessibile.
Fino ad ora nella tua vita, sei stato il dolore o chi lo osserva?
