Se sei un essere umano e vivi in questa epoca, avrai notato di sicuro che ogni cosa sembra puntare a farci sentire inadeguati. Ti senti inadeguato semplicemente perché vuoi essere felice?
Seguiamo percorsi predefiniti — studio, lavoro, successo, famiglia — convinti che la felicità ci aspetti alla fine. Ma nessuno ci ha mai chiesto se quel percorso lo volevamo davvero. Iniziamo a scendere a compromessi, rinunciando di volta in volta a pezzettini di noi in cambio dell’approvazione di altri.
A 18 anni ebbi la fortuna di fare una delle esperienze che poi è diventata una colonna portante del mio modo di essere. Partecipai ad un viaggio in Kenya organizzato dagli scout per promuovere lo scoutismo in quel territorio, che essendo molto selvaggio, era di fondamentale importanza trasmettere quegli insegnamenti — per lo meno la parte che riguarda la sopravvivenza.
Le condizioni in cui vivono i ragazzi che abbiamo conosciuto sono inimmaginabili per una mente occidentale.
Dopo due settimane di soggiorno in tenda in un meraviglioso parco naturale, siamo partiti per due settimane di avventure nella savana, alla conoscenza di cultura e usanze del luogo, soprattutto in delle strutture che si occupavano di aiutare i bambini in gravi difficoltà.
In una di queste conobbi un bimbo di soli undici anni che, durante una passeggiata mano nella mano — come di comune usanza per loro — mi disse:
«Sono molto felice in questo periodo.»
Mi incuriosii e domandai perché.
La sua risposta mi atterrò. E lì rimasi per alcuni mesi.
Mi disse:
«Sono felice perché sono tre anni che non uso droghe.»
Sia chiaro che in quei contesti non si usano certe sostanze per divertirsi — ma per non sentire la fame.
Dentro di me, tutto ciò che era saldo e ben costruito crollò. Tutte le mie certezze svanirono. Nonostante fossi nato in un contesto simile, quella confessione mi fece sentire lontano dall’essere umano moderno.
In quell’epoca ero un ragazzo pieno di obiettivi e di mete da raggiungere. Al rientro da quel viaggio per diversi mesi facevo fatica a rapportarmi con le persone. Ogni conversazione mi sembrava futile e ogni traguardo raggiunto un tradimento verso i miei simili.
Iniziò il mio percorso di cambiamento, rifiutando tutto ciò che poteva avvicinarmi ad essere parte di quella società. La mia sensibilità crebbe moltissimo in quel periodo. Passai dei momenti difficili.
Alla fine di questo processo, durato anni, ho sperimentato sulla mia pelle il senso di quelle parole:
Siamo nel mondo ma non del mondo.
Scoprii che la mia felicità non è data da ciò che credevo di dover fare, bensì da come si sta nel mondo — che non ci possiede ma ci accoglie.
Fu in quel periodo che decisi di iniziare a scrivere il mio copione, passo per passo.
Tu quale copione stai seguendo?

