Da ragazzo ho avuto a che fare con episodi di rabbia che mi hanno portato a pormi delle domande sulle emozioni e su come funzionano.
Una sera d’estate, avevo circa 15 anni, con la mia comitiva di amici decidemmo di andare su uno chalet per fare quattro chiacchiere e giocare a biliardino. Tra gruppi di ragazzi si scherzava, fino a che ad un certo punto la situazione divenne davvero pesante. Volavano insulti e atteggiamenti poco rispettosi. Nel momento in cui stavo per esplodere mi sono allontanato.
Ho attraversato un episodio di rabbia fuori da ogni immaginazione. Ero talmente adirato che me la presi con un giovane albero, fino a sradicarlo.
Quando finalmente tornai in me, mi accorsi di essere come quel giovane albero, senza radici.
Non era la prima volta che mi capitavano episodi di rabbia cieca, tuttavia quella fu la più impattante.
Sperimentata la potenza che ci donano le emozioni ho capito che andava veicolata. Da quel momento in poi non ho più dimenticato che possiamo osservare i nostri pensieri e conversare con le nostre emozioni.
Fino ai 18 anni ho praticato lo sport più bello del mondo, la pallacanestro. In seguito all’episodio dell’albero il campo da gioco divenne per me un laboratorio emozionale. Durante le partite ho iniziato a notare che prima di arrivare all’apice della rabbia mi si scaldavano le orecchie.
Ho quindi cominciato a osservarmi per riuscire a scorgere gli altri messaggi che le emozioni mi mandavano.
Ho attraversato molte sfumature emotive da allora e la comprensione che è rimasta incisa nelle mie cellule è che siamo costantemente attraversati da emozioni e spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto.
Il corpo le sente prima della mente — ci manda segnali precisi, sempre. Il problema è che non ci hanno mai insegnato a leggerli.
Le emozioni non sono buone o cattive. Sono informazioni.
Ci comunicano come stiamo vivendo il momento in cui ci troviamo.
La rabbia non era il mio nemico la sera dell’albero — era un segnale che qualcosa di importante per me era stato violato.
Solo dopo diversi anni, nel primo anno della scuola di counseling, ho iniziato a imparare a conversare efficacemente con le mie emozioni. È una lingua vera e propria e come tutte le lingue va imparata attraverso l’ascolto, lo studio e la pratica.
Alcune domande per iniziare a comunicare con te stesso in modo evolutivo:
• Cosa sento nel corpo?
• Dove lo sento?
• Cosa mi sta comunicando?
L’essere umano è una tavolozza infinita di colori. Le emozioni sono le sfumature — tutte necessarie, tutte utili, nessuna da eliminare.
Imparare a riconoscerle significa imparare a usarle, cavalcarle invece di esserne travolti. Solo così possiamo dirigerci verso una realtà nella quale la vittima e il carnefice diventano solo dei personaggi di una storia di fantasia.
Vedere e usare tutte le sfumature emotive che abbiamo a disposizione ci mette nella condizione di rendere ogni nostra azione un’opera d’arte.
Qual è l’emozione che non stai usando per dipingere l’opera d’arte della tua vita?
